Ciao Tomas

Il nostro omaggio ad uno degli artisti icona del cinema italiano ed internazionale: Tomas Milian

Ciao Tomas

news del 24/03/2017

Racconta l’amica Monica Cattaneo che Tomas Milian le aveva confessato da poco il suo desiderio di essere riportato a Roma per passare gli ultimi anni della sua esistenza nel luogo che lo aveva visto al massimo del suo successo popolare e nella quale era tornato nel 2014 per ricevere il premio alla carriera Marc’Aurelio d’Oro alla Festa del Cinema di Roma.  Non ha fatto in tempo a raggiungerci, purtroppo, colto improvvisamente da un ictus a 84 anni a Miami, dove abitava da tempo.  Come tutte le volte che se ne va un’icona, il nostro immaginario è scosso: siamo sopraffatti dai vividi ricordi delle tante facce, in questo caso soprattutto cinematografiche, che ci hanno accompagnato per decenni, e ci consoliamo nell’unico modo che possiamo fare, il ricordo. Si racconta che Tomás Quintín Rodríguez Milián sia nato alle 3.33 all’Havana il 3 Marzo del 1933. Se non abbiamo la certezza della presenza di tutti questi 3, l’abbiamo su tutto il resto: figlio di Lola e Tomás, un generale del regime di Machado che venne arrestato dopo il colpo di Stato di Batista, Tomas si deve difendere da un padre tormentato che lo vorrebbe anch’egli militare ed è contrario alle sue velleità artistiche. Il loro rapporto tumultuoso finirà tragicamente, quando a soli 12 anni il generale si toglierà la vita con un colpo di pistola di fronte agli occhi del figlio. Affidato ad una zia facoltosa, Tomas riesce a raggiungere il suo obbiettivo: finisce il liceo a Cuba e poi si trasferisce in Florida dove studia all’Accademia teatrale. Folgorato da James Dean ne La valle dell’Eden, infatti, vuole fare l’attore e riuscirà a frequentare la stessa scuola del suo mito: entra all’Actor’s Studio di Elia Kazan e Lee Strasberg a New York, ed inizia a frequentare i teatri di Broadway, quindi la NBC lo vuole per la serie TV dal titolo “Decoy”.  Viene notato anche da Jean Cocteau, il quale gli propone di venire in Italia e recitare ne Il poeta e la musa di Zeffirelli al Festival dei due Mondi di Spoleto. Il risultato: un grande successo. All’improvviso Tomas Milian è corteggiato dai maggiori registi del cinema italiano d’autore: debutta con Mauro Bolognini ne La notte brava (1959), al quale seguirà Bell’Antonio (1960). Nel suo terzo film in Italia, I delfini di Francesco Maselli, divide il set con Claudia Cardinale (bisserà nel 1964 ne Gli indifferenti, sempre di Maselli) , mentre nell’episodio Il lavoro di Boccaccio ’70 , per la regia di Luchino Visconti (1962) affianca Romy Schneider.  Passa, non accreditato, dal set di Ro.Go.Pag. di Pier Paolo Pasolini (1963), prende parte al bellissimo e poco conosciuto Le soldatesse di Valerio Zurlini (1965), recita al fianco di attori del calibro di Charlton Heston ne Il tormento e l’estasi di Carol Reed, recita la parte di Emone nel distopico I cannibali di Liliana Cavani (1970).

Ma è il cinema di genere, come ben sappiamo, che consacrerà Tomas Milian nell’immaginario italiano per sempre. La cosa buffa è che Milian approdò al cinema popolare anche perché infastidito dal doppiaggio che gli veniva imposto in gran parte dei film d’autore: è in questo limbo prima di diventare Er Monnezza e Er Pirata ed entrare in simbiosi con Ferruccio Amendola che possiamo, di tanto in tanto, sentire la sua voce originale.  Milian diventa quindi duttile e attraversa tutte le declinazioni del genere. Commedia sexy: Dove vai tutta nuda? di Pasquale Festa Campanile (1969), 40 gradi all’ombra del lenzuolo di Sergio Martino (1976); spaghetti-western:  Se sei vivo spara (1967) di Giulio Questi,  La resa dei conti di Sergio Sollima (1967), Tepepa di Giulio Petroni (1969) Vamos a matar companeros di Sergio Corbucci, (1970, l’unico in cui condivise il set con Franco Nero, che si lamentò con Corbucci perché si era incentrato troppo su Milian e si rifiutò di girare il successivo Viva la muerte…tua! se Corbucci fosse stato il regista), I 4 dell’Apocalisse (1975) di Lucio Fulci, Il bianco, il giallo e il nero di Sergio Corbucci (1975) per citarne solo alcuni, per proseguire con il poliziottesco: nel 1971 Milian è al fianco di Pierre Clementi ne La vittima designata di Maurizio Lucidi, è nel cast del CULT Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci (1972), incarna il mitico ispettore dell’Interpol Tomas Ravelli in Squadra volante di Stelvio Massi (1974), divide il set con Luc Merenda ne La polizia accusa: il servizio segreto uccide (1975) di Sergio Martino, è il Gobbo contro Maurizio Merli in Roma a mano armata (1976) di Umberto Lenzi.

Intanto Milian ha affidato a Ferruccio Amendola la sua ugola, Lenzi si attesta come uno dei registi cardine per il genere poliziottesco, e nascono i due personaggi che rimarranno attaccati al nome di Milian per sempre: il ladruncolo borgataro Sergio Marazzi detto Er Monnezza (ispirato e costruito da Milian sull’amico "pesciarolo" Quinto Gambi) avviato a partire da Lenzi stesso ne Il trucido e lo sbirro ( 1976, poi ne La banda del trucido, e La banda del gobbo 1977)  e il commissario Nico Giraldi, detto “er Pirata” grazie a Bruno Corbucci, che gli diede il la con Squadra antifurto (1976, poi in Squadra antitruffa, 1977, Squadra antimafia, 1978, Squadra anti-gangsters, 1979 e i vari “delitti”, Delitto a Porta Romana, 1980, Delitto al ristorante cinese, 1981, Delitto sull’autostrada (1982), Delitto in formula uno (1984), Delitto al Blue-Gay (1984) ).  Bruno Corbucci lo ha diretto anche nel suo incontro sul set con un’altra icona del nostro cinema associata al tema “botte da orbi” e cioè Bud Spencer in Cane e gatto (1983, qui Milian, cosa singolare, si è doppiato da solo).

Milian avrà un ritorno di fiamma con il cinema d’autore recitando ne La luna (1979) di Bernardo Bertolucci, che gli è valso un Nastro d’Argento come attore non protagonista, e Identificazione di una donna di Michelangelo Antonioni (1982), si presterà al grande cinema internazionale prendendo parte a Oltre ogni rischio (1989) di Abel Ferrara, Revenge (1990) di Tony Scott, Havana (1990) di Sidney Pollack, JFK – Un caso ancora aperto (1991) di Oliver Stone, Amistad (1997) di Steven Spielberg e The Lost City (2005) di Andy Garcia.

Da anni tornato in America, come dicevamo, non ha mai dimentica il luogo da cui è partito tutto, come dimostrano queste parole:

"Vengo dall'Actors Studio: io non recito, non inganno il pubblico. Mi identifico nei personaggi. Oggi come allora vivo come loro, sono loro. Per questo Tor Marancia è ancora il mio quartiere preferito, quello dove Quinto Gambi – che mi ha insegnato tutto per farmi diventare prima 'er monnezza', un ladro, e poi 'er pirata', un poliziotto – e la sua famiglia mi hanno accolto come un figlio. Lì ho imparato che i difetti dei romani possono diventare pregi, e viceversa, e questo vale anche per i delinquenti. Come in uno stornello."*

*Citato in Tomas Milian ancora sbirro. Per fiction, Corriere.it, 21 dicembre 2009.

Qui sotto un piccolo estratto dall'intervista Hasta la victoria, siempre! curata da Nocturno negli extra del DVD della collana Cinekult Vamos a matar, companeros di Sergio Corbucci.

 

 

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