Addio a Vittorio Taviani

La carriera di Paolo e Vittorio Taviani in 5 film

Addio a Vittorio Taviani

news del 16/04/2018

É venuto a mancare a Roma, all’età di 88 anni, Vittorio Taviani. Con il fratello Paolo era uno dei grandi maestri del nostro cinema, co-autore di capolavori come Padre Padrone (Palma d’Oro a Cannes), La notte di San Lorenzo, Allonsanfan e Cesare deve morire (Orso d’Oro a Berlino). Abbiamo scelto 5 film dal catalogo CG Entertainment che riassumano significativamente la sua carriera, fianco a fianco con quella del fratello. Una collaborazione molto rara, fatta di rispetto e comunione d’intenti, che abbiamo avuto l’onore di verificare di persona durante l’intervista da noi realizzata per gli extra del loro Maraviglioso Boccaccio.

I sovversivi ( 1967)

Evviva gli esagerati, se tirano fuori il senso delle cose!” Ettore (Giulio Brogi)

Le vicende di 4 militanti comunisti nell’Italia che si prepara al ’68, che vedono la loro vita ed i loro ideali sconvolti dalla morte di Palmiro Togliatti. É il primo film diretto unicamente da Paolo e Vittorio Taviani, che precedente avevano collaborato con Valentino Orsini. Nei panni di Ermanno, uno dei 4 protagonisti, i due autori scelsero Lucio Dalla che avevano da poco conosciuto sul set di una pubblicità per Carosello.  

Sotto il segno dello scorpione (1969)

“C’è bisogno di tutti per ricostruire da un’altra parte.” Taleno (Samy Pavel)

Il quarto film dei fratelli Taviani ed il primo a colori. Il film è una favola politica ambientata in un mondo distopico dove Gli Scorpionidi, naufraghi provenienti da un’isola distrutta dall’eruzione di un vulcano, approdano in una terra simile a quella che hanno rifuggito. Mentre gli anziani, guidati da Renno (Gian Maria Volonté) vorrebbero rimanere tentando di popolare le zone più sicure, i giovani Rutolo (Giulio Brogi) e Taleno (Samy Pavel) progettano di fondare una società ideale sul continente.

Allonsanfan (1974)

Corriamo dietro a faville che ormai sono solo cenere.” Fulvio Imbriani (Marcello Mastroianni)

Il titolo del film è una storpiatura di Allons enfants, prime parole della Marsigliese. Paolo e Vittorio Taviani ambientano la loro vicenda durante gli anni della Restaurazione e affidano il ruolo del controverso protagonista a Marcello Mastroianni nei panni dell’aristocratico lombardo Fulvio Imbriani, ex-giacobino ed ex ufficiale napoleonico. Si tratta della prima collaborazione dei fratelli Taviani con il maestro Ennio Morricone, i cui risultati potete ascoltare nella clip qui sotto:

Cesare deve morire (2012)

"Da quando ho conosciuto l'arte, questa cella è diventata una prigione.” Cassio (Cosimo Rega)

Ambientato nel carcere di Rebibbia, il film coinvolge alcuni detenuti diretti dal regista teatrale Fabio Cavalli e narra la messa in scena del Giulio Cesare di William Shakespeare. Paolo Mereghetti ha definito così il film su Il Corriere della Sera: "E’ un magnifico affresco di infelicità umane che risalgono da Shakespeare alla camorra, che l'arte potrebbe curare quando gli uomini d'onore lo sono davvero"

Maraviglioso Boccaccio (2015)

“Se dopo la morte ancora si ama, io lo amerò.” Ghismunda (Kasia Smutniak)

Era da tempo che Paolo e Vittorio Taviani coltivavano il sogno di trasporre sullo schermo l’opera di Giovanni Boccaccio, Il Decameron: già il secondo film degli autori, I fuorilegge del matrimonio, (come l’esordio, Un uomo da bruciare, co-diretto dall’amico Valentino Orsini), conteneva in uno degli episodi il ribaltamento di una novella boccaccesca. Segnale, questo, che la poetica e l’immaginario dello scrittore di Certaldo è stato fin da subito fonte d’ispirazione per la coppia di cineasti originari di San Miniato, e che il trait d’union non poteva che essere la regione comune d’appartenenza, la Toscana stessa. Come ci ha raccontato Vittorio nell’intervista che potrete vedere negli extra del dvd, Maraviglioso Boccaccio è anche un sentito omaggio alla terra che li ha visti nascere e alle sue bellezze, fotografate con splendidi colori dal loro giovane collaboratore, Simone Zampagni. Ma è anche la necessità di raccontare attraverso la metafora della peste un preciso momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui gli esodi di milioni di emigranti dalle loro terre devastate dalla guerra e dalla fame colpisce e coinvolge ognuno di noi, quasi come una calamità improvvisa che, per essere vinta, va affrontata. Qui sotto una clip dall’intervista fatta per gli extra di Maraviglioso Boccaccio.

 

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