Ciao Ettore!

Ci lascia l'ultimo pezzo della commedia all'italiana che ha reso migliore il nostro paese e il nostro cinema: Ettore Scola

Ciao Ettore!

news del 20/01/2016

Ieri sera se ne è andato a 84 anni l’ultimo pezzo della grande commedia all’italiana: Ettore Scola, un autore ed un regista protagonista di una stagione irripetibile, fatta di grandi sedute a grandi tavolini, dove, mentre il fumo si accumulava, si ideavano soggetti, si disquisiva dei personaggi, si costruivano miti che poi tanto miti non erano, essendo, al contrario, lo specchio più esaustivo, ancora valido, della nostra società.

Ettore Scola, era, innanzitutto, un uomo ed un intellettuale integerrimo, che con eleganza di tratto e sobrietà di sguardo, ha saputo guardarci;  ha mantenuto un impegno civile costante (per anni, insieme ad Ugo Pirro ed Elio Petri, parallelamente alla sua attività cinematografica commerciale, ha girato documentari su commissione per il Partito Comunista, a cui era iscritto), ha promesso che finché era al governo Silvio Berlusconi che non avrebbe girato nessun film, e lo ha fatto. Ritiratosi dal cinema nel 2011, ha affidato il suo commiato a tre documentari: due suoi, Gente di Roma e Che strano chiamarsi Federico, e uno scritto e diretto dalle figlie, Paola e Silvia, che gli hanno regalato un bellissimo ritratto dal titolo Ridendo e scherzando presentato allo scorso Festival di Roma.

E proprio la docu-fiction che Scola ha dedicato all’amico Federico Fellini, Che strano chiamarsi Federico, parla del suo esordio nel mondo della cultura italiana. Lui, nato vicino ad Avellino e trasferitosi a Roma con la famiglia da piccolo, grazie a quelli che lui chiamava “scarabocchi” si è trovato a frequentare la rivista Marc’Aurelio dove ha esordito come vignettista anche il regista de La dolce vita ed intorno a cui orbitava gran parte dell’intellighenzia letterario – cinefila italiana. Fino agli anni ’40 Scola scrisse per la radio e per la neonata televisione, per poi, negli anni ’50, passare al cinema come soggettista e sceneggiatore. Sì, perché Scola non è stato solo un regista di capolavori indimenticabili, ma anche un grande sceneggiatore che, spesso in coppia con Ruggero Maccari o con Age & Scarpelli, ha scritto tra le pagine più illustri del nostro cinema:  i film con Sordi Una parigina a Roma (1954), Accadde al penitenziario (1955), Il conte Max (1957), Il marito (1958), i CULT di Dino Risi Il sorpasso (1962) e I mostri (1963); ma è anche stato il braccio destro nella scrittura, insieme a Maccari, di uno dei nostri registi più grandi, Antonio Pietrangeli: ha collaborato a Lo scapolo (1955), Adua e le compagne (1960), Fantasmi a Roma (1961), La Parmigiana (1963), La visita (1963) e al bellissimo film con Stefania Sandrelli giovanissima Io la conoscevo bene (1965).

Quando ha esordito alla regia, quindi, Scola era già inserito a pieno nella commedia all’italiana; sarà fisiologico per lui inaugurare la sua carriera con Se permettete parliamo di donne (1964), che è un classico dell’epoca: un film ad episodi con grandi mattatori come Walter Chiari e Vittorio Gassman.  Con la La congiuntura (1965) (sempre sceneggiato insieme al sodale Ruggero Maccari), che ironizza sul Boom economico e l’evasione fiscale, dirige nuovamente Vittorio Gassman, mentre ne L’arcidiavolo, dove è nel cast,  oltre a Gassman, anche Micky Rooney nel suo unico ruolo in un film italiano, si ispira liberamente al personaggio Belfagor arcidiavolo del Machiavelli e dirige una storia di genere storico-fantastico.  

Ma è durante  gli anni ’70 che il talento autoriale di Scola esplode: eccellente Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca (1970) su un tragico triangolo amoroso tra Monica Vitti, Giancarlo Giannini e Marcello Mastroianni, indimenticabile e famosissimo il suo C’eravamo tanto amati (1974), che ripercorre 30 anni di storia italiana dal 1945 al 1975 attraverso le vicende di tre amici ex partigiani interpretati da Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores, tutti innamorati di Luciana (Stefania Sandrelli); incredibile, originalissimo e crudo come forse nessun film della commedia all’italiana è mai stato ( sui toni di un altro maestro, Mario Monicelli, diciamo la versione hard di Parenti serpenti ), Brutti, sporchi e cattivi (1976), che gli vale la Palma d’Oro a Cannes e che vede un memorabile quanto terrificante Nino Manfredi/Giacinto, patriarca di una famiglia poverissima che custodisce malamente un milione di lire dal possibile furto del parentado.

Nel 1977 un altro capolavoro, forse il suo capolavoro in assoluto: Una giornata particolare (1977), ambientato a Roma il giorno della visita di Hitler a Mussolini: grazie al volo di un merlo due solitudini si incontrano; quella di una casalinga sfinita e trascurata dal marito fascista (Sophia Loren) e un giornalista appena licenziato perché antifascista e gay (Marcello Mastroianni). La scena del loro avvicinamento/allontanamento tra i lenzuoli sulla terrazza rimane uno dei migliori momenti del cinema di Ettore Scola.

Con la co-produzione Ballando Ballando (1983, Nomination come Miglior Film straniero per l’Algeria e Migliore regia alla Berlinale 1984) Scola dipinge la Parigi del ’68 ispirandosi allo spettacolo Le Bal del Théâtre du Campagnol;  con La famiglia (1987) prende in esame una famiglia borghese che abita in un appartamento del rione Prati di Roma dal 1906 al 1986, dal punto di vista di Carlo (Vittorio Gassman), dal suo battesimo al giorno del suo 80° compleanno.  Con Splendor (1988) inizia la collaborazione con Massimo Troisi che dirige con Marcello Mastroianni anche in Che ora è? e con Ornella Muti ne Il viaggio di Capitan Fracassa (1990). Con Mario, Maria e Mario (1993) tenta nuovamente un triangolo amoroso in chiave comunista ambientato a fine anni 80, mentre con Romanzo di un giovane povero (1995) dirige nuovamente Alberto Sordi che interpreta un uomo che assolda uno studente per far fuori la moglie, ma riceve in cambio la proposta di uccidergli la madre (Coppa Volpi a Venezia per Isabella Rossellini). Concorrenza sleale (2001) è l’ultimo film di fiction di Scola, che poi si dedicherà al documentario, ritornerà a divertirsi con i suoi scarabocchi e a partecipare generosamente a tanti eventi culturali, non venendo mai meno il suo interesse per la vita politica e sociale del paese e continuando a portare avanti la sua idea di cinema, che è riassunta un po’ in quello che ha detto presentando il film su di lui delle figlie: “Il cinema è un lavoro duro ma si può, ridendo e scherzando, mandare qualche messaggetto, qualche cartolina postale con le proprie osservazione sul mondo. Il cinema è come un faretto che illumina le cose della vita" Sicuramente il cinema di Ettore Scola, e tutto quello che lui ha saputo dirci attraverso di esso, continuerà ad illuminarci, come un faro bello grosso, per sempre.

Ecco per voi tre clips esclusive da Brutti, sporchi e cattivi:

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