Ci lascia Franco Citti, poeta di strada

Scoperto da Pasolini e voluto nel suo Accattone, ci lascia un grande interprete del nostro cinema

Ci lascia Franco Citti, poeta di strada

news del 15/01/2016

Giorni tristi per il cinema e per la cultura in generale. Ieri ci ha lasciato all’età di 80 anni Franco Citti, fratello del regista Sergio, un borgataro romano scoperto da Pier Paolo Pasolini quando faceva il muratore e che il famoso intellettuale portò al cinema per la prima volta, rendendolo protagonista, nel suo esordio, Accattone (1961) e poi lo volle anche nei suoi film successivi: Mamma Roma (1962), Edipo re (1967), Porcile (1969), il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle mille e una notte (1974).

Dopo aver passato l’adolescenza, come raccontava lui, tra "ladri, truffatori, papponi, mignotte, spie, ruffiani, cornuti e ubriaconi" Franco si trova catapultato nel mondo del cinema, grazie a colui che più di tutti poteva capirne le origini ed il temperamento avendo fatto dell’humus culturale da cui proveniva oggetto di studio e di indagine (raccontato al meglio nei suoi libri Ragazzi di vita  e Una vita violenta).

Diretto spesso anche dal fratello Sergio, che aveva conosciuto Pasolini qualche anno prima, (Storie scellerate, 1973; Casotto, 1977; e Il minestrone 1981) pochi sanno che ha preso parte anche nel 1972 anche a Il padrino di Francis Ford Coppola oltre ad aver arricchito il nostro cinema con interpretazioni indimenticabili come quelle del crudele Renato in Ingrid sulla strada di Brunello Rondi (1974) e dell’autista nel capolavoro di Elio Petri Todo Modo (1976). Citti si trovava a suo agio sia nella commedia leggera (vedi Chi dice donna dice donna, 1976; Colpita da improvviso benessere, 1975; Ciao Marziano; ) e ancora di più nel thriller poliziesco, impersonando personaggi ambigui e violenti (vedi Il gatto dagli occhi di giada, 1976 e La banda del trucido, 1977). Federico Fellini lo ha voluto in Roma eleggendolo rappresentante, anche lui tra gli altri, della città che voleva raccontare.

Nel 1988 ha anche tentato la regia, coadiuvato dalla “fraterna collaborazione” come si legge nei titoli di testa, di Sergio, dirigendo Cartoni animati, dove è anche attore insieme a Fiorello. 

Il ministero della Cultura Dario Franceschini ha commentato così la sua morte: “ attore di straordinaria intensità, legato a Pier Paolo Pasolini fin dall'esordio alla regia in Accattone, ha segnato una stagione importante della nostra cinematografia. Nel ruolo di Vittorio così come negli altri film diretti da Pasolini, ha portato quella poesia di strada che rimarrà per sempre uno dei tratti distintivi del nostro cinema".

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