I 70 anni di Beat Takeshi

Oggi uno dei più grandi registi del cinema contemporaneo compie 70 anni: il nostro omaggio

I 70 anni di Beat Takeshi

news del 18/01/2017

Era il 18 Gennaio del 1947, esattamente 70 anni fa, il giorno in cui Takeshi Kitano, oggi  considerato il più grande regista orientale vivente, veniva alla luce a Tokyo, figlio di Kikujiro ( nome che Kitano userà per uno dei suoi personaggi) pittore alcolizzato che presto abbandonerà lui, la madre ed i fratelli di Takeshi costringendoli a vivere a Senju, uno dei quartieri più poveri di Tokyo.  E’ quindi tra le ristrettezze del secondo dopoguerra e la crescente mafia locale che imperversava nel luogo dove è cresciuto, che Kitano forgerà l’immaginario con il quale darà vita ad una delle cinematografie più originali del cinema contemporaneo. Nel 1972 Kitano lascia la famiglia e si trasferisce nel quartiere di Asakusa, con la speranza di diventare comico. Inizia a fare le pulizie al Français, un locale di spogliarelli con intermezzi di cabaret. Un giorno manca per motivi di salute un comico e Kitano lo sostituisce: da allora passerà molti anni in quella bettola e grazie all’aiuto del famoso comico Senzaburo Fukami imparerà la recitazione, la danza, il teatro e tutto quello che c’è da sapere per far ridere il pubblico. Insieme all’amico Kaneko Kiyoshi, forma il gruppo chiamato Two Beats specializzandosi in manzai, numeri comici a due: sono così affiatati e geniali che i due conquistaranno il pubblico televisivo giapponese raggiungendo il massimo della popolarità a metà degli anni ’80. Kitano sarà anche l’ideatore del gioco demenziale ad ostacoli Takeshi’s Castle, il cui format è approdato in tutto il mondo (in Italia è stato riproposto dalla Gialappa’s Band).

Intanto Takeshi inizia a fare anche alcune piccole parti al cinema: la più degna di nota è sicuramente quella in Furyo di Nagisa Oshima, al fianco di David Bowie e Ryuichi Sakamoto. E’ sempre il caso a far sì che debutti alla regia, con la semplice motivazione che non aveva mai provato prima ed era curioso: durante le riprese di Violent cop (1989) di cui era protagonista, il regista Kinji Fukasaku abbandona il set: Takeshi prende le redini della situazione, e da allora non le lascerà più.

Violent cop, che doveva essere un semplice nuovo tassello del cinema di yakuza giapponese, diventa il folgorante esordio di un nuovo autore: Kitano metterà nel film un’impronta stilistica già molto potente, dove iniziano debolmente ad emergere molti nodi della sua successiva poetica: una tendenza all’astrazione, l’assenza di un personaggio positivo e la glorificazione dell’anti-eroe, il tema della morte.

Con Boiling point (1990), suo vero primo film da regista fin sulla carta, Takeshi ha oramai tutta la libertà che gli serve per creare un’opera personale e a suo modo rivoluzionaria: entra in campo la sua vera cifra stilistica, l’ironia che vira al grottesco, e ci dimostra che è nato definitivamente un nuovo autore.

Con Il mare più tranquillo, quell’estate (1991) collabora per la prima volta con il compositore Joe Hisaishi: il film, che parla di due innamorati sordomuti, è quasi completamente senza dialoghi ed è una delle opere più ermetiche del regista.

Nel 1993 esce al cinema il suo quarto film, Sonatine: con questo piccolo capolavoro Takeshi inizia la sua conquista del pubblico internazionale: presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, il film vince il primo premio al XXIII Festival Internazionale del Cinema di Taormina e rimane uno dei suoi film più riusciti, dove il binomio yakuza e poesia funziona alla perfezione.

Nel 1994 Kitano subisce una forte battuta d’arresto: fa uscire Getting Any, un film demenziale che si prende gioco di tutti i generi cinematografici ed è un flop di critica e botteghino, ed è vittima di un violento incidente motociclistico, che lo costringerà ad un duro intervento al volto che cambierà la sua fisionomia (ad esempio il tic all’occhio destro) e lo segnerà soprattutto da un punto di vista psicologico, contribuendo a rendere più cupo il suo carattere, e quindi anche i suoi film.

Dopo l’incidente, Kitano torna al cinema nel 1996 con Kids Return, dove rielabora le esperienze personali che più tardi raccoglierà nel romanzo Arakusa Kid, e nel 1997 dirigerà Hana - bi – fiori di fuoco, che gli regala un enorme successo internazionale e la vittoria del Leone d’Oro alla 54° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: è con questo film che, finalmente, il genio di Takeshi Kitano arriverà anche in Italia.

Anche il film successivo, L’estate di Kikujiro (1999), dedicato alla memoria di suo padre, che racconta il viaggio di un uomo ed un bimbo alla ricerca della madre, è un film più che riuscito, venato da una struggente, seppur cupa, vena poetica. Nel 2000 Kitano fa la sua prima ed uiltima esperienza nel cinema americano con Brother, un classico Yakuza Movie, mentre nel 2002 realizza la sua ultima collaborazione con Joe Hisaishi, Dolls, una sorta di summa di tutta la sua poetica, un film che verrà acclamato dal pubblico e dalla critica. Con Zatoichi nel 2003 Kitano torna nei cinema di tutto il mondo e vince il Leone d’Argento alla regia alla Mostra del cinema di Venezia: si tratta di un film di samurai in costume che privilegia l’azione pura ed è a oggi il più grande successo commerciale di Kitano. Zatoichi segna l’inizio della così detta Trilogia del suicidio artistico. Di cosa si tratta? Dopo aver raggiunto il successo internazionale ed essere stato oramai consacrato come autore, Kitano decide di “suicidare il suo cinema”: si getta quindi nella creazione di pellicole demenziali, ostiche da un punto di vista narrativo, autoreferenziali ed autoironiche: Takeshi’s (2005), dove interpreta sia se stesso che un suo sosia che vuole fare l’attore ma non ci riesce, Glory to the Filmaker!, storia di un regista in crisi alla ricerca del film che riunisca tutti i generi insieme, e Achille e la tartaruga (2008), dove torna a toni meno eversivi raccontando la storia di un pittore e dei suoi travagli umani ed artistici. Nel 2010 Kitano  si immerge nuovamente nel mondo Yakuza con l’idea di realizzare una trilogia: con Outrage riconquista il cuore del pubblico e della critica, che ultimamente lo aveva abbandonato. Il film incassa così tanto che Kitano dirige due anni dopo un sequel di successo ancora maggiore, Outrage Beyond. Il terzo capitolo della trilogia Ryuzo and the Seven Henchmen è ancora inedito in Italia, ma ha conquistato il Giappone, facendoci ben sperare che Beat Takeshi (così si è sempre firmato come attore) abbia ancora molte cartucce da sparare, dopo aver soffiato su 70 candeline.

Qui sotto un estratto dall'Intervista a Takeshi Kitano presente nel dvd di Violent Cop nel Box Collezione Takeshi Kitano edito da Minerva - Raro Video:

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