Se ne è andato un pezzo di noi: ciao Paolo Villaggio

Il nostro ricordo di una figura mitica della nostro cultura che ha plasmato per sempre il nostro modo di vedere il mondo attraverso l'ironia.

Se ne è andato un pezzo di noi: ciao Paolo Villaggio

news del 03/07/2017

Se ne è andato all’età di 84 anni, dopo un lungo ricovero in ospedale, Paolo Villaggio attore, scrittore, comico, conduttore televisivo e doppiatore: un personaggio poliedrico, una personalità complessa, un’incredibile mente creativa che ha attraversato, contribuendo a plasmarla,  la storia culturale e di costume del nostro paese.

Nato  il 30 dicembre 1932 da una buona famiglia genovese, subisce nonostante la provenienza da un background agiato, le ristrettezze della seconda guerra mondiale. Dopo il Liceo, si iscrive a Giurisprudenza, ma farà pochi esami, impiegandosi in ogni genere di lavoretti che gli permettessero di sviluppare la sua vera vocazione: quella della recitazione e dello spettacolo. Amico intimo di Fabrizio de Andrè, compagno di scorribande giovanili e dei primi tentativi artistici, si imbarca con lui in varie navi da crociera come cabarettista ed intrattenitore (celebre la condivisione di questa avventura, oltre che con De Andrè, con Silvio Berlusconi).

Negli anni ’60 viene assunto come impiegato in una delle più importanti industrie impiantistiche italiane, la Cosider, come addetto all’organizzazione di eventi aziendali (quali lo scambio di doni natalizi tra dirigenti): sarà da questa esperienza lavorativa che Villaggio trarrà ispirazione per creare il personaggio del ragioniere Ugo Fantozzi che lo renderà celebre.

A metà anni ’50 Villaggio si unisce alla Compagnia goliardica Mario Baistrocchi, un’antica compagnia teatrale di Genova che fungerà da laboratorio per molti personaggi che successivamente entreranno nel mondo dello spettacolo, quali, oltre a De Andrè e Villaggio, anche Enzo Tortora e Carmelo Bene.

L'ESORDIO IN TV A QUELLI DELLA DOMENICA 

A lanciare la carriera artistica di Villaggio sul piccolo schermo sarà Maurizio Costanzo, che, dopo aver assistito ad alcuni suoi sketch a Genova nel 1967 gli consiglia di esibirsi in un cabaret di Roma. Dopo averlo fatto, nel 1968 Villaggio esordisce in tv con Quelli della domenica, dove nasceranno e si svilupperanno i suoi personaggi più famosi, oltre al Professor Kranz (il più antico, nato in teatro), Fracchia e i monologhi in terza persona che introdurranno nell’immaginario del pubblico la figura del ragioniere Fantozzi e del corollario di personaggi che lo circondano. La trasmissione ha presto un grandissimo successo, che spinge la Rai a tenerla in programmazione più del previsto.

FANTOZZI ESORDISCE IN LIBRERIA

Villaggio affianca alla sua attività di attore ed intrattenitore anche quella di scrittore pubblicando su L’Europeo e sull’Espresso alcuni racconti tratti dai monologhi delle trasmissioni televisive dove il personaggio del ragionier Fantozzi acquista un’importanza sempre maggiore diventando il capro espiatorio ed il catalizzatore di tutte le ingiustizie e le bassezze della società italiana. Come ha scritto Paolo Mereghetti: "Fantozzi, come la maggioranza dell'umanità, non ha talento. E lo sa. Non si batte per vincere né per perdere ma per sopravvivere. E questo gli permette di essere indistruttibile. La gente lo vede, ci si riconosce, ne ride, si sente meglio e continua a comportarsi come Fantozzi". Nel 1971 questi racconti confluiranno nella sua opera prima, Fantozzi, pubblicato da Rizzoli che diventa quasi subito un bestseller (più di due milioni di copie vendute).

L'ESORDIO AL CINEMA ED IL SODALIZIO CON VITTORIO GASSMANN

Nel 1968 Paolo Villaggio esordisce al cinema nel film Eat it!, una commedia grottesca di Francesco Casaretti, ma sarà durante gli anni ’70 che la sua carriera cinematografica inizierà ad intensificarsi, anche grazie al sodalizio con Vittorio Gassman e a il seguito de L’armata Brancaleone che Mario Monicelli dirige nel 1972: Brancaleone alle crociate. A Villaggio viene affidato il ruolo di Torz, un soldato alemanno fortemente ispirato al personaggio surreale di Kranz, che in qualche modo sostituisce la parte che nel primo episodio fu di Gian Maria Volontè.  La collaborazione con Gassman continuerà in due film successivi, Che c’entriamo noi con la rivoluzione di Sergio Corbucci e Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto diretto dallo stesso Gassman.

Nel 1973 Villaggio partecipa al film di Marco Ferreri, Non toccare la donna bianca, dove recita al fianco di grandissimi attori quali Ugo Tognazzi, Catherine Deneuve, Michel Piccoli e Philippe Noiret in una storia ispirata al celebre episodio della battaglia di Little Horn (quella in cui gli indiani sconfissero il famoso generale Custer) e dove Paolo Villaggio interpreta una bizzarra spia americana. La sua collaborazione con Marco Ferreri sarebbe continuata con La carne nel ruolo di protagonista se Mario Cecchi Gori non avesse sconsigliato all’attore di prendere parte al film per non rovinarsi l’immagine di attore comico che oramai si era conquistato con il pubblico (lo stesso personaggio venne interpretato da Sergio Castellitto).

Nel 1975 Villaggio recita nell’episodio Italia superman in Quelle strane occasioni. E’ in questo periodo che Villaggio abbandona le varie trasmissioni televisive per dedicarsi a tempo pieno al cinema.

                

LA NASCITA DI FANTOZZI AL CINEMA

In accordo con la Rizzoli film, nel 1974 Villaggio decide di trasferire sul grande schermo la maschera di Fantozzi , affidandone la direzione al regista Luciano Salce e scrivendo la sceneggiatura insieme a Leo Benvenuti e Piero De Bernardi. Villagio, fin dall’inizio, non voleva essere lui stesso ad interpretare il ragionier Fantozzi, ma lo propose all’amico Renato Pozzetto, e, in seguito al suo rifiuto, a Ugo Tognazzi.

Quando anche questi respinge la parte, Villaggio si decise a scendere in campo, interpretando per la prima volta in prima persona il personaggio di Fantozzi ed inaugurando quella che diventerà, da qui in avanti, una vera e propria simbiosi tra l’uomo ed il personaggio nell’immaginario comune del pubblico.

Fantozzi esce in sala nel marzo del 1975 ottenendo un successo esorbitante (guadagnò oltre 7 miliardi di lire) e rimase al cinema per molti mesi.

Villaggio si circonda di comprimari che ritorneranno anche nei film successivi della serie e saranno importanti tanto quanto lui per il suo successo: Gigi Reder nei panni del ragionier Filini, Anna Mazzamauro nei panni della signorina Silvani, la moglie Pina, interpretata prima da Liù Bosisio e poi da Milena Vukotic e la mostruosa figlia Mariangela, interpretata da Plinio Fernando.

Un anno dopo, nel 1976, esce Il secondo tragico Fantozzi, altro grande successo, con il medesimo cast, e che ha generato scene che sono rimaste nella storia del cinema comico, come quella in cui, stressato dall’ennesima, obbligata visione al cineforum aziendale del film di Ejzenstein, Fantozzi pronuncia la celebre frase: "Per me la Corazzata Potiomkin è una cagata pazzesca”, un grido di ribellione a certa cultura sinistroide ferma da anni ai soliti clichè. Non fu possibile utilizzare le vere immagini dal film per problemi di diritti, quindi Salce rigirò egli stesso la scena della scalinata di Odessa, a Roma, sulla Scalea Bruno Zevi di fronte alla Galleria d’arte moderna.

In seguito al successo dei primi due film di Fantozzi, Villaggio girerà altre 5 pellicole insieme a Luciano Salce, tra le quali Dottor Jekill e gentile signora del 1979, una parodia del famoso romanzo di Stevenson dove recita a fianco di Edwige Fenech.

La saga di Fantozzi continua nel 1980 con Fantozzi contro tutti che vede alla regia per la prima e ultima volta lo stesso Paolo Villaggio e una nuova interprete della signora Pina in Milena Vukotic.

               

FRACCHIA APPRODA SUL GRANDE SCHERMO

Un anno dopo anche il personaggio di Fracchia, che nel frattempo aveva raggiunto un grandissimo successo in televisione ( quattro episodi dal titolo Giandomenico Fracchia - Sogni Proibiti di uno di noi) approda al cinema, una sorta di parodia del film di John Ford Tutta la città ne parla, dove il ragioniere Fracchia, personaggio bipolare, sicuro di sé di fronte ai colleghi e timido, goffo e balbettante di fronte all’amata signorina Ruini e al capo dell’azienda,  è circondato da una variopinta galleria di personaggi interpretati, tra gli altri, da Lino Banfi, Massimo Boldi e Francesco Salvi.

UNA COMICA DOPO L'ALTRA

Da questo momento in poi Paolo Villaggio sarà indissolubilmente legato alla figura di personaggio comico, e comincerà ad inanellare una serie di pellicole cinematografiche  disimpegnate, dalla sicura presa sul pubblico, molte delle quali dirette da Neri Parenti, che sarà per anni il suo regista di riferimento. Alcuni titoli: Sogni mostruosamente proibiti (1982), nel quale interpreta Paolo Coniglio, un impiegato in una casa editrice di fumetti che, per evadere dalla sua mediocre quotidianità, sogna mirabolanti avventure; I pompieri (1985), sempre di Parenti  e Missione eroica – I pompieri 2 (diretto da giorgio Capitani); il dittico Scuola di ladri (1986) e Scuola di ladri parte seconda (1987) con Enrico Maria Salerno, regia di Neri Parenti.

Nel 1986 Villaggio prende parte a Grandi Magazzini di Castellano e Pipolo, e  nel 1987 ai due film ad episodi  di Sergio Corbucci Rimini Rimini, (dove Villaggio insieme a Serena Grandi fa la parodia del celebre 9 settimane e mezzo) e Roba da ricchi.

Ne Il volpone (1988) di Maurizio Ponzi, Villaggio interpreta un personaggio atipico, cinico e senza scrupoli, mentre torna a Fantozzi in Superfantozzi (1988) di Neri Parenti, una vera e propria incursione del celebre ragioniere nel tempo e nello spazio, attraverso varie epoche storiche e diverse nazioni del mondo.

Del 1988 è anche Fantozzi va in pensione, dove il ragioniere, causa l’età,  lascia l’ufficio e si trova per la prima volta a vivere una vita “normale”, nella quale non si riconosce più.

Il decennio si chiude con Ho vinto la lotteria di capodanno di Neri Parenti, altro grande successo.

               

PAOLO VILLAGGIO INCONTRA FEDERICO FELLINI 

« Benigni e Villaggio sono due ricchezze ignorate e trascurate. Due attori di una cinematografia sana e vitale... Ignorarne il potenziale mi sembra una delle tante colpe che si possono imputare ai nostri produttori.”

Questo è quello che rispose Federico Fellini alle domande perplesse su come mai, per quello che sarà il suo ultimo film, avesse deciso di scritturare due comici come Roberto Benigni e Paolo Villaggio.

Nel 1989, infatti, Villaggio prenderà parte a La voce della luna, opera inizialmente incompresa, di seguito rivalutata dalla critica, anche grazie all’impegno per la sua distribuzione all’estero di personaggi del calibro di Woody Allen e Martin Scorsese.

Per il film Villaggio riceve il suo primo David di Donatello, ex equo con Gian Maria Volontè per l’opera di Gianni Amelio Porte aperte e grazie alla scelta di Fellini Villaggio –comico inizierà una parallela attività all’interno del cinema d’autore. Fellini stesso avrebbe voluto nuovamente lavorare con lui nel suo nuovo film. Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet in cui Villaggio avrebbe dovuto essere protagonista. Ma, a causa del leggendario vatocinio di un mago che dirà a Fellini “ se giri questo film, poi morirai”, il film non si fece mai, e diventò un fumetto di Milo Manara (ne uscì solo un episodio). Fellini poi morì lo stesso, ma questa è un’altra storia.

VILLAGGIO, COMICO D'AUTORE 

Tra le apparizioni più importanti nel cinema d’autore di Villaggio ricordiamo Io speriamo che me la cavo del 1992, di Lina Wertmuller, tratto dal bestseller di Marcello d’Orta, Cari fottutissimi amici, di Mario Monicelli, e Denti di Gabriele Salvatores (2000). Contemporaneamente proseguono le pellicole di stampo comico: il trittico in coppia con Renato Pozzetto Le comiche, Le comiche 2 e Le nuove comiche, oltre a Camerieri, di Leone Pompucci (1995) e Un bugiardo in paradiso, di Enrico Oldoini (1998).

Nel 1992 Gillo Pontecorvo, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, decide di premiare Villaggio con il Leone alla Carriera (riconoscimento attribuito ad un attore per la prima volta nella storia della Mostra).

               

FANTOZZI CONTINUA 

Negli anni ’90, contemporaneamente alle altre esperienze di Villaggio, prendono il via anche nuovi episodi di Fantozzi, quali Fantozzi alla riscossa, che vede il nostro per la prima volta nei panni di un manager, e Fantozzi in Paradiso, dove al ragioniere viene diagnosticato (per sbaglio) un male incurabile, e, una volta davvero dipartito, si troverà in Paradiso di fronte a Buddha che lo avvertirà della sua prossima reincarnazione in un altro, nuovamente misero, ragionier Fantozzi.

La saga arriva infine alla sua conclusione con Fantozzi 2000 – La clonazione, diretto da Domenico Saverni, l’unico della serie dove non compare il ragionier Filini – Gigi Reder, scomparso poco prima e al quale il film è dedicato.

Di lui ha detto Villaggio:« Muore una parte della mia vita. Era un grande attore che aveva recitato anche con Fellini ma la gente ormai lo identificava col suo personaggio. Tutti quelli che mi hanno chiamato mi hanno detto: è morto Filini. Con me era come Peppino de Filippo con Totò: spesso faceva ridere più di me. »?

               

GLI ANNI 2000

Dal 2000 in poi Paolo Villaggio si dedica principalmente alla letteratura, pubblicando vari libri ( nel 2012 riceve il premio letterario Piero Chiara alla carriera), oltre a partecipare ad alcune fiction televisive, mentre le sue interpretazioni cinematografiche si fanno sempre più rade. L’ ultima è stata una piccola partecipazione nel film di Giulio Manfredonia in Tutto tutto niente niente nel 2012, dove interpreta un presidente del Consiglio dalla mole abnorme e d’età avanzata, simbolo dell’avarizia ed ingordigia umana.

Acuto, irriverente, brontolone e amaramente lucido, Paolo Villaggio ci lascia in eredità più personaggi mitici, primo tra tutti l’uomo medio il ragionier Fantozzi, il perdente in cui tutti ci siamo riconosciuti e per il quale ci siamo trovati a provare per quel sentimento ambiguo di empatia e fastidio, che è quello che molto spesso l’essere umano prova, in maniera naturalmente schizofrenica, per sé stesso. Perché sì, la vita è anche un ballo, che non si sa bene in che direzione va. Come dice il prefetto Gonnella ne La voce della luna:

“Che ne potete sapere voi? Avete mai sentito il suono di un violino? No. Perché se aveste ascoltato le voci dei violini come le sentivamo noi, adesso stareste in silenzio, non avreste l'impudenza di credere che state ballando. Il ballo è... è un ricamo... è un volo... è come intravedere l'armonia delle stelle... è una dichiarazione d'amore... Il ballo è un inno alla vita.”

 

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